Analizzare un testo narrativo non è mai un’operazione immediata. A differenza della poesia, dove la struttura e le figure retoriche spesso “saltano agli occhi”, la prosa si muove in modo più fluido e meno visibile: significati, temi e scelte stilistiche sono intrecciati alla storia e ai personaggi, e richiedono attenzione, metodo e allenamento per essere messi a fuoco. Proprio per questo motivo, è importante avvalersi di una guida per orientarsi nella complessità del testo, a scomporlo nei suoi elementi essenziali e a leggerlo in modo più consapevole e profondo. In questo post presento una scheda per l'analisi di un testo narrativo, da vedere non come una gabbia rigida ma come un metodo per osservare il testo con ordine, coglierne i meccanismi narrativi e trasformare la lettura in uno strumento di comprensione critica. CONTESTUALIZZAZIONE Autore: ___________________________________________________ Titolo dell'opera: ____________________________________________ ...

Le modalità
operative del poeta Giovan Battista Marino nelle proprie poesie sono la
variazione ingegnosa e l’arte del “rampino” (estrapolazione di ogni parola o
modo di dire espresso con enfasi ed eccellenza prevalentemente nelle opere
classiche, al fine di attualizzare i temi discussi dagli autori classici).
Per la sua particolare produzione letteraria, Marino utilizza i materiali letterari della lirica dell’ultimo Tasso e della tradizione classica, soprattutto quelli meno noti, e i materiali di autori contemporanei stranieri ed italiani.
Di questi materiali egli non riproduce i valori di cui i modelli classici e moderni sono portatori, ma i temi che trattano, attuando un processo di variazione ingegnosa, arricchita di artifici retorici che producono effetti sorprendenti in chi legge.
Accusato di plagio degli antichi, cioè di appropriarsi dei versi altrui, in una lettera del 1620 all’amico Achillini affermò che da sempre leggeva gli antichi con il “rampino”: quando leggeva un autore si appuntava tutto ciò che vi trovava di buono e, al momento opportuno, lo utilizzava liberamente con variazioni ingegnose.
Quindi, il poeta traeva l’ispirazione non dalla realtà, ma dalla produzione letteraria del passato.
Per la sua particolare produzione letteraria, Marino utilizza i materiali letterari della lirica dell’ultimo Tasso e della tradizione classica, soprattutto quelli meno noti, e i materiali di autori contemporanei stranieri ed italiani.
Di questi materiali egli non riproduce i valori di cui i modelli classici e moderni sono portatori, ma i temi che trattano, attuando un processo di variazione ingegnosa, arricchita di artifici retorici che producono effetti sorprendenti in chi legge.
Accusato di plagio degli antichi, cioè di appropriarsi dei versi altrui, in una lettera del 1620 all’amico Achillini affermò che da sempre leggeva gli antichi con il “rampino”: quando leggeva un autore si appuntava tutto ciò che vi trovava di buono e, al momento opportuno, lo utilizzava liberamente con variazioni ingegnose.
Quindi, il poeta traeva l’ispirazione non dalla realtà, ma dalla produzione letteraria del passato.
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