Analizzare un testo narrativo non è mai un’operazione immediata. A differenza della poesia, dove la struttura e le figure retoriche spesso “saltano agli occhi”, la prosa si muove in modo più fluido e meno visibile: significati, temi e scelte stilistiche sono intrecciati alla storia e ai personaggi, e richiedono attenzione, metodo e allenamento per essere messi a fuoco. Proprio per questo motivo, è importante avvalersi di una guida per orientarsi nella complessità del testo, a scomporlo nei suoi elementi essenziali e a leggerlo in modo più consapevole e profondo. In questo post presento una scheda per l'analisi di un testo narrativo, da vedere non come una gabbia rigida ma come un metodo per osservare il testo con ordine, coglierne i meccanismi narrativi e trasformare la lettura in uno strumento di comprensione critica. CONTESTUALIZZAZIONE Autore: ___________________________________________________ Titolo dell'opera: ____________________________________________ ...
Una caratteristica importante della sua poetica, riconosciuta dalla critica moderna, è la sua ingegnosa capacità di accostare situazioni e pensieri diversi ricercando argutamente, mediante figure retoriche e foniche, un nesso logico tra le medesime, con l’intento di meravigliare il lettore.
Il sonetto in esame presenta il seguente schema metrico:
- nelle quartine ABBA-ABBA, tipico della rima incrociata;
- nelle terzine CDE-CDE, che caratterizza la rima ripetuta.
Il sonetto è ambientato, secondo il verso iniziale della prima quartina, nella bellissima isola di Ischia, a Napoli, bagnata continuamente dalle onde del Mar Tirreno.
A partire già dal terzo verso, l’attenzione del poeta si sofferma, fino alla prima terzina, sul rituale di accoppiamento tra le diverse specie di pesci che popolano il mare (“vidi conca con conca e nicchio e nicchio baciarsi/ e come a l’un l’altro si mischia”).
Da un incrocio di sentieri vicino alla riva della spiaggia dell’isola, il poeta vede strisciare una biscia di mare che, innamorata, si avventura in una zona illuminata dai raggi del sole, per attirare l’attenzione de “l’angue”.
Il poeta osserva, poi, andare avanti ed indietro, da una grotta all’altra, “occhiate” e “salpe”, seguite dai maschi della loro specie.
Marino interrompe la descrizione del paesaggio acquatico e dei suoi abitanti per contemplare, con sofferenza, l’impossibilità di essere ricambiato di pari sentimento dalla “perfida Lilla”, la sua amata.
Tale pensiero è espresso mediante una contrapposizione presente nel primo verso dell’ultima terzina: “Né però …”; infatti, Marino intende sottolineare l’opposizione tra l’amore sensuale, che coinvolge persino creature fredde come i pesci, e la durezza di cuore della sua donna.
Il poeta spera che quella “rigid d’alpe” che racchiude il cuore dell’amata, se non spezzata, sia almeno meno “dura” nei suoi confronti.
Con quest’ultima terzina, Marino raggiunge lo stesso obiettivo che caratterizza le sue opere, cioè l’intenzione di stupire il lettore attraverso accostamenti di elementi totalmente diversi.
Il poeta tiene ad evidenziare un accostamento, attorno al quale ruota l’intero componimento: esseri viventi quasi minerali, freddi e sfuggenti come i pesci sono, addirittura, animati improvvisamente dall’istinto ad accoppiarsi, situazione che si contrappone alla freddezza di Lilla, la quale non ricambia all’autore alcun sentimento o attenzione.
L’effetto di novità e di spiazzamento è accentuato dall’uso di parole che rendono quasi umani i comportamenti dei pesci marini: “… vidi conca con conca e nicchio e nicchio baciarsi …”, “… e la biscia del mar, che pur s’arrischia/venirne infin colà presso il crocicchio … la chiama l’angue innamorato e fischia …”, “… e vidi ancor d’amor l’algente anguilla arder fra l’acque …”.
In questa poesia emergono alcune tra le caratteristiche più rilevanti dei componimenti del Barocco: la bizzarria e la stravaganza.
Dall’osservazione della natura, Marino ricava la dimostrazione che l’amore, quando viene inteso come impulso biologico, anima ogni aspetto della realtà; infatti, le stesse profondità marine sono intrise d’amore.
Da un punto di vista stilistico, lo stesso Torquato Tasso, precursore della corrente letteraria del Manierismo (e dello stesso Barocco), influenza Marino al punto che il “parlare disgiunto” di Tasso ricorre frequentemente in questa poesia mediante enjambement (es. versi 3-4: “… vidi conca con conca e nicchio e nicchio/ baciarsi, e come a l’un l’altro si mischia/ …”).
Il sentimento dell’amore, secondo Marino, è una forza che origina comportamenti imprevedibili ed incontrollabili. Altrettanto accade con Petrarca.
Nella seconda terzina è evidente il riferimento al repertorio petrarchesco; infatti, Marino evidenzia lo stesso sentimento che ha costantemente tormentato Petrarca, cioè la consapevolezza di non arrivare mai alla donna amata, bellissima ma irraggiungibile.
In questo sonetto si evidenziano molti degli elementi che hanno contraddistinto e caratterizzato la letteratura barocca, la quale genera nel lettore diletto, meraviglia, stupore ed originalità.
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